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DAGLI INHUIT A ZANNA BIANCA
Ognuno di noi, almeno una volta, avrà assistito ai film, oppure letto i due best seller dell’avventura, come “ Zanna Bianca “ e “ Il richiamo della Foresta “, entrambi scritti da quel Jack London, che ha regalato a diverse generazioni emozioni sconfinate.
In entrambi si sono consumate le grandi avventure della nostra mente giovanile, dove si sono conquistati infiniti spazi, a noi sempre negati, giocoforza, dal contesto in cui viviamo quotidianamente, avaro com’è di spazi vitali di cui necessiteremmo. Gli ingredienti erano, e sono, sempre l’uomo, la neve, i cani, le slitte, le racchette da neve, gli sci, le immense foreste, le piane, gli agguati dei lupi, i fiumi. E tutto ciò era vissuto in un incomparabile paesaggio incontaminato, che ci è rimasto dentro, e del quale ne avvertiamo di continuo il bisogno. Questo preambolo è d’uopo per trattare su quanto leggerete di seguito a proposito di chi ha la fortuna di “ vivere la neve “ non nei soliti modi convenzionali, bensì rifacendosi a quei racconti d’avventura, praticando cioè lo “ Sledog, o Sleddog ”, che dir si voglia, o praticando lunghe camminate con le racchette da neve, o “ Ciaspole “, che dir si voglia ancora una volta.
IL SIGNIFICATO DI SLEDOG O SLEDDOG
La slitta trainata da cani è meglio conosciuta con il termine inglese di Sledog o Sleddog, termine quest’ultimo composto, a sua volta, dalle parole Sled (slitta) e Dog (cane).
LA STORIA
Le notizie che si hanno, fanno risalire la sua comparizione a circa quattromila anni or sono. Gli utilizzatori da sempre furono le popolazioni esquimesi ed indiane del Nord America, stanziate all’altezza del Circolo Polare Artico, dove ancora ai giorni nostri esistono zone gelide, desolate ed inaccessibili.L’utilizzo iniziale , di questo mezzo di trasporto, era soprattutto riservato alla persona, ed a ciò che doveva trasportare per proprio uso. In seguito, quando anche là arrivò la “ nuova civiltà “ con il suo il commercio, la slitta divenne il mezzo necessario per ospitare le merci, le vettovaglie, le pelli, nonché la posta.Le due regioni nordamericane, dove l’utilizzo è ancora prassi giornaliera, sono il Canada, l’Alaska e la Groenlandia.
LA NECESSITA’, DIVIENE SPORT
E l’Alaska è senz’altro la madre di questo affascinante sport. Esso si può dire nasca da quell’evento, che lungamente rese famosa quella terra lontana e fredda: la corsa all’oro ( The Gold Rush ) nel primo novecento. Tra l’alcool, le carte, le poche donne presenti ed il gioco d’azzardo, si consumavano le ore libere di quella variegata umanità dei cercatori d’oro, che non trovavano di meglio che organizzare anche delle corse con le slitte trainate da cani.
IDITAROAD
E’ il nome di un importante villaggio di minatori, stazione di posta, dove venivano fatti riposare i cani, situato sul fiume da cui prende il nome. E’ senz’altro la gara più importante, quella che in un certo senso ha fatto la storia dello Sledog moderno. Il via è dato ogni anno al 1° di Marzo, ed il pettorale “1” è alla memoria del leggendario Musher Leonard Seppiala. Essa si rifà ad un evento realmente accaduto nel 1925 nella città di Nome inAlaska. Si era infatti nell’inverno di quell’anno, e nella città in questione, rimasta completamente isolata causa la neve, scoppiò una grave epidemia di difterite, che stava mietendo centinaia di vittime tra la popolazione. L’unica salvezza poteva venire dalla distribuzione di un siero antidifterico. Ma il problema era che i depositi del prezioso medicinale si trovavano ad Anchorage, situati a circa 1000 miglia.
Si organizzò allora una vera e propria staffetta di uomini, slitte e cani, che in 5 giorni arrivarono a destinazione. L’impresa, conclusasi felicemente, vide l’impiego di 20 Musher (conduttori) e 160 Siberian Husky, che trovarono così la loro definitiva consacrazione.Ancor’oggi la corsa è un vero e proprio “cult”. Infatti, in onore di Balto, il capo muta del leggendario evento, nel 1926 nella centralissima Central Park di New York, venne inaugurata una statua, che rappresenta il cane da slitta con la sua imbracatura.
COME SONO QUESTE SLITTE
Le slitte, nate con gli indiani Athabaska e con la popolazione esquimese degli Inhuit, variano nella forma e nella struttura a seconda delle regioni in cui sono fabbricate. Chi la utilizza nei fitti e grandi boschi le costruisce corte per avere una migliore manovrabilità. Chi invece la utilizza per andare sul ghiaccio le fa molto lunghe per una maggior sicurezza nel caso di attraversamenti di crepacci nella banchisa.
IL MATERIALE
Le slitte, un tempo, si narra fossero costruite con ossa di balena, e fin’anche con blocchi di ghiaccio tagliati, o addirittura con carne congelata, o in altri casi con pelli rivoltate.Dopo questo aspetto primordiale la slitta finalmente venne costruita in legno, con qualche variante, come quella di Paul Emile Victor, si era nel 1937, che pensò bene di metterle sotto un paio di sci. Il risultato derivato è che questa slitta è più leggera di altri modelli ed anche più flessibile, tanto da essere adottata dagli esquimesi della costa orientale della Groenlandia.
SLITTE DA CORSA
Ovviamente queste sono del tutto differenti da quelle utilizzate tutti i giorni: alla flessibilità ed alla solidità si aggiunge la leggerezza. Il materiale principe resta il legno di frassino, di betulla e di hickory. Ma le ultime novità sono le slitte costruite in lega leggera, che però si sono rivelate troppo rigide.
TIPI DIVERSI
A seconda delle prestazioni e dei terreni di gara le slitte hanno diverse lunghezze:
- Corte: utilizzate nelle corse classiche di velocità.
- Lunghe: adatte per le gare a lunga distanza, dove il basket è più lungo per trasportare il necessario per la durata della gara.
- Toboggan: anche queste sono utilizzate per le lunghe distanze, ma a differenza delle altre sono prive di basket, ma con un fondo pieno che permette un migliore assetto sulla neve fresca.
GLOSSARIO
Musher: è il conduttore della slitta. La parola è una storpiatura della parola francese marchez (marciate) che i trapper francesi lanciavano alla loro muta di cani per farli procedere più speditamente.
Team: sono i cani impiegati nella competizione.
Stake-out: è il recinto assegnato ai concorrenti dove tengono le loro mute di cani ed attrezzature.
Basket: è la parte della slitta dove viene appoggiato il carico. Serve anche per trasportare il cane infortunato.
Neckline: è la cima che unisce il collare dei cani a quella centrale, oppure è la cima che unisce i collari dei due cani leader del team.
Booties: sono gli stivaletti infilati alle zampe dei cani perché non si feriscano, a causa spesso la neve troppo ghiacciata. Usualmente sono fatti in pile, in stoffa, comunque sempre in un tessuto rigorosamente impermeabile.
Brush Bow: parte anteriore della slitta.
Handle Bar: è l’impugnatura della slitta.
Runners: sono i pattini della slitta.
Snub Line: è la corda (robusta) che serve a legare la slitta ad un albero.
Tow Line: linea di traino centrale.
Tug Line: è l’imbracatura che lega il cane alla linea centrale.
Imbracatura: è il finimento che avvolge il cane dalla schiena, al torace, ed al collo per meglio distribuire il peso del traino, poiché diversamente graviterebbe sul collo, impedendo così al cane di trainare per il rischio di asfissia.
Leader: è il cane che sta in testa al team, dotato più degli altri di velocità, di voglia di correre. Ed è particolarmente sensibile agli ordini impartitigli per il buon andamento della conduzione. Il leader non è però necessariamente il capo gruppo.
Double Leader: si dice così quando i cani di testa sono due.
Swing Dogs: la traduzione è “ cani altalena”. Essi si trovano immediatamente dietro al leader, e sono pronti a sostituirlo, conoscendo i comandi.
Team Dogs: sono il resto della squadra, senza compiti particolari, se non quello di contribuire alla velocità.
Cum Ga Che: in lingua Cheyenne significa “ Piccolo Lupo “, era questo infatti l’appellativo da loro dato all’Husky.
COME S’IMBRACANO
Il cane viene messo in piedi sulle zampe posteriori ed il musher si posiziona dietro, stringendolo tra le ginocchia all’altezza delle reni. Una volta compiuta questa prima operazione gli viene infilata l’imbracatura partendo dalla testa, facendola passare successivamente le zampe.
I COMANDI
Guidare una slitta vuole dire avere raggiunta con la propria muta un’intesa molto profonda. Si pensi, infatti, che il cane di origine nordica considera l’uomo come il capo branco, ed esso risponde solo ai comandi del proprio capo, che sono solo e sempre di tipo vocale. Le parole devono essere corte e pronunciate seccamente, senza bisogno di urlare.
PICCOLO GLOSSARIO DEL COMANDO
GO, MUSH, VAI: commando di partenza.
GEE: curva a destra.
HAW: curva a sinistra.
AHEAD: vai diritto.
WHOA, STOP, ALT: ordine di fermata.
TRAIL, PISTA: è la richiesta “ a gran voce “ per chiedere via libera a chi precede la slitta.
CHI E’ L’HUSKY
Il Siberian Husky, questa è la sua esatta denominazione, è senz’alcun dubbio il cane che più di ogni altro veste ad hoc l’immagine del cane da slitta per antonomasia. La sua apparizione sul continente americano risale ai primi del secolo scorso, intorno agli anni dieci. Quello era il periodo della Corsa all’oro, che migliaia e migliaia di persone si affannavano alla sua ricerca nelle fredde terre dell’Alaska, landa glaciale nordamericana, acquistata dagli USA, dallo Zar di Russia, solo da pochi decenni prima.
La sua origine comunque risale nella notte dei tempi. La popolazione a cui la sua leggenda è legata è quella dei Ciukci, originari della Siberia. L’Husky, nei loro villaggi, era libero d’abbrancarsi, cioè fare branco. La loro vita procedeva quasi in simbiosi con quella dell’uomo, tanto che di questi ne divideva spesso anche la dimora, scaldandosi l’un l’altro durante il sonno.
Al loro arrivo in Alaska vennero ribattezzati per la loro piccola stazza rispetto agli altri cani da traino come “ piccoli ratti siberiani “. Il riconoscimento della razza, da parte del Kennel Club Americano, avvenne nei primi anni trenta, sancendone di fatto il prestigio acquisito sul campo.
LE ASSOCIAZIONI
A.I.M.(Associazione Italiana Muster)
via Amedeo d’Aosta – 20129 Milano
Tel. 342/48.20.47
C.I.S. (Club Italiano Sleddog)
Via Innerhofer, 14 – 39020 Marlengo (Bz)
tel. 0474 – 44.71.70 051 – 23.57.36
Sito Web: www.geocities.com/colosseum/track/5835/cis.html - A.I.D.T.(Italian Mountain Sleddog Association)
Tel./fax 0345/710.457
E-mail: gege@pcinfo.it
SCUOLE
Scuola Italiana Sleddog Antartica
Madonna di Campiglio (Tn)
Tel./fax 0465/441025
E-mail: info@tecnoweb.it
www.tecnoweb.it/sleddog
Scuola Italiana Sleddog
Ponte di Legno (Bs)
Tel./fax 0364/92231
www.adamelloski.com
Centro Sleddog Marmarole
Auronzo di Cadore (Bl)
Tel. 0435/497034
www.geocities.com/colosseum/track/5904/club.htm
LE RACCHETTE DA NEVE
“......ho immaginato di viaggiare attraverso terre di nessuno senza confini e senza bandiere. Alla fine di ogni giorno l’immaginazione mi rendeva più libero ed il pensiero volava liberamente senza condizioni……….così la racchetta da neve è stata lo strumento che ha permesso alle tribù di spostarsi agevolmente durante i periodi invernali “.

E così ancor’oggi sono gli attrezzi inseparabili per chi pratica lo Sleddog, o per chi ama camminare in montagna.Praticarlo non è molto difficile, anche se un minimo di resistenza alla fatica è necessaria averla.
TIPI DI RACCHETTE
Tra i tipi fabbricati, tre sono quelle più conosciute:
Tipo Fagiolo: è quello più diffuso ed economico, che serve per tutti i tipi di terreno. La sua struttura è in legno oppure in alluminio, la scarpa è fissata con delle fettucce in pelle.
Tipo Canadese: questo modello ha una lunghezza di circa un metro, e sulla parte posteriore si trova una piccola coda. Ottimo il loro utilizzo con neve dura e su percorsi ripidi.
Tipo Moderno: sono una via mezzo tra i due modelli precedenti, realizzate in plastica od in alluminio, risultano adatte sui terreni ripidi.

COME S’INDOSSANO
Innanzitutto le racchette da neve hanno una destra ed una sinistra. La punta dello scarpone deve sempre essere sopra il puntale, mentre il tacco deve essere posizionato al centro.
SCARPE E ABBIGLIAMENTO
Nulla di più semplice e poco dispendioso. Si possono utilizzare sia le pedule che le scarpe da trekking.Vestirsi in modo non eccessivamente pesante, poiché il continuo movimento produce calore. E’ consigliabile utilizzare anche due racchette da sci per appoggiarsi.
SITI WEB
www.interpromotion.com/scuolafondo/pg_it_10.htm - www.dolimiti.it/ita/sport/ciaspole.htm