Regole dello sport

I ragazzi sull'onda

IL SURF

E’ difficile stabilire quando il Surf sia nato, anzi è impossibile

 LA STORIA

E’ difficile stabilire quando il Surf sia nato, anzi è impossibile. Sicuramente le sue origini sono molto antiche, e per ricercale bisogna andare in quel Paradiso terrestre che si chiama Polinesia, oppure recarsi in quell’altro Eden, chiamato, o meglio conosciuto come isole Hawaii, dove gli autoctoni amavano sfidarsi per contendersi il possesso delle terre.

A noi il fascino di quei paradisi e la conoscenza delle loro usanze ci sono arrivate, soprattutto, attraverso i racconti di Mark Twain e Jack London, quest’ultimo addirittura abitò in una delle spiagge-cult dei surfisti, la mitica Waikiki.

Abitando su quella spiaggia, London, conobbe personaggi-mito della storia del surf, come Alexander Hume Ford, fondatore del Outrigger Canoe and Surfboards Club, primo club della storia del surf, o come Gorge Freeth. Nelle vicinanze dell’Outrigger sorse anche il Hui Nalu Group, il cui leader era Duke Paoa Kahanamoku, più conosciuto come l’uomo pesce per la sua familiarità con il mare e le sue onde. A fianco di questi miti un posto lo merita anche Tom Blake, che oltre ad essere stato un provetto surfista fu anche  il creatore  della Hollowed Board, una tavola vuota al suo interno.

Ma la vera rivoluzione di Blake fu quella dell’applicazione di una pinna alla carena della stessa tavola, che permetteva così cambi di direzione e curve strettissime.

In questa galleria di personaggi Duke Kahanamoku fu quello che comunque maggiormente contribuì alla divulgazione del surf con le sue acrobazie a cavallo delle onde di tutto il mondo. Per lui volare a cavallo di gigantesche onde era un gioco da ragazzi, e per gli spettatori un divertimento e un’emozione unica.

Come tutte le cose che creano divertimento, i primi a farlo loro, non potevano essere che i giovani californiani, e tra questi Bob Simmons, inventore della tavola Sandwich, cioè costruita oltre che con il legno anche con lo styrofoam e la resina, morto purtroppo annegato per avere sfidato le gigantesche onde in una storica mareggiata davanti San Diego, nel 1954.

Poi il surf venne scoperto anche dal cinema per le immagini spettacolari che sapeva offrire: il film cult era , ed è rimasto,  per antonomasia “ Un mercoledì da leoni “.

Ma anche la musica non fu da meno, infatti, le gesta dei surfisti furono cantate dalla nota band californiana “ The Beach Boys “, i ragazzi della spiaggia.  

 

IL GLOSSARIO

A.S.P.: Associazione Surfisti Professionisti.

ALOHA: saluto hawaiano.

BACKSIDE: surfare con le spalle all’onda.

360: rotazione completa della tavola sulla faccia dell’onda.

BLOWN-OUT: onde insurfabili causa il forte vento.

BODYBOARDER: surfista che surfa sdraiato.

BOGGER: sinonimo di bodyboarder.

CANALE: è la zona dove il fondale del mare è più alto, in cui le onde non frangono, permettendo così al surfista di raggiungere la Line-up.

CANALI: sono le scanalature della carena per migliorare la planata e la velocità della tavola.

CAUGHT ZONE: è la zona dove l’onda rompe.

COPERTA (Deck): è la parte superiore della tavola.

COVERED: sinonimo di incubato (toobed).

CUT-OUT: è il momento in cui il surfista abbandona l’onda.

CUT BACK: curva a 180°, la si effettua su entrambi i bordi della tavola, permettendo così al surfista di tornare verso il Picco dell’onda.

DEEP INSIDE: è un Tubo molto profondo.

DROP: discesa verso la base dell’onda.

DROP IN: è una manovra scorretta indicante un surfista su un’onda, dove già ve n’è un altro, e non rispetta la precedenza.

DROP KNEE: è la partenza in ginocchio.

DUDE: con questo termine inglese s’indica il compagno di surfata.

FLAT: mare piatto.

FREE FALL: non è altro che il termine indicante caduta libera, cioè è la perdita di aderenza della tavola con l’onda che procura una rovinosa caduta.

FRONTSIDE: surfare con l’onda di faccia.

GOOFY: è il surfista di piede mancino, cioè tiene il piede destro avanti sulla tavola.

GRIP: è l’antiscivolo applicato per il piede posteriore.

GROMMET: giovane surfista competitivo.

HANG FIVE: è una manovra che consiste nel posizionarsi a prua posizionando un piede all’estremità della tavola.

 

LE ONDE

Le onde sono la libido del surfista, più creano difficoltà e più danno divertimento.

Vediamone slang e caratteristiche:

ALTEZZA: è la misurazione dell’onda, molto soggettiva, che prende in considerazione la parte cava e la cresta.

BARREL: onda con parete molto verticale.

BOWL: indica un tipo di onda con parete a sezione ripida

BUMPY: onda dalla parete che presenta ondulazioni.

CHOPPY: è l’equivalente di mare piatto per i surfisti, cioè caratteristica di mare con onde di poca forza.

CLEAN-UP SET: sono onde anomale che s’infrangono sulla Line-up, spazzando via i surfisti.

CLOSE-OUT: è un’onda che irrompe su tutto il fronte, divenendo così insurfabile.

CONTROONDA: fenomeno di riflessione sulla costa che produce onde viaggianti in senso contrario.

DA KINE: in lingua hawaiana s’indica così il migliore tipo di onda.

GLASSY: è la qualità eccellente dell’onda, cioè con parete liscia e limpida.

HOLLOW: è un’onda con una parete molto scavata, che indica forza.

LIP: è il top dell’onda, dove ogni surfer si vuole trovare per mettere in mostra la propria abilità acrobatica.

MUSHY: è un tipo di onda con poca forza e schiumosa.

OFF-SHORE: è il vento che proviene da terra e che migliora la forma delle onde.

ON-SHORE: è l’opposto di Off-shore.

SERIE: è un insieme di onde che investe la Line-up ad intervalli regolari. Abitualmente è costituita da un minimo di 3 onde sino ad un massimo di 7.

SESSION: è il tempo che il surfista trascorre in acqua.

SEZIONE: è la porzione d’onda che s’infrange.

SWELL: è il mare con moto ondoso consistente vero godimento per il surfista.

TUBO (Tube): s’indica l’onda che forma una vera e propria galleria d’acqua, dove il surfista ama immettersi.

 

LA TAVOLA

Un tempo abbiamo visto che le tavole erano fatte in legno, ciò avveniva sino all’inizio degli ormai mitici Anni ’60, da allora in poi i materiali sintetici come il polistirolo, la vetroresina ed altre fibre sono i componenti principali. Le tavole ora sono più leggere e governabili.

La tavola può essere:

LUNGA: è larga 55 cm e lunga 2,75 m; è naturalmente pesante, molto stabile ed ha una difficile manovrabilità. E’ soprattutto utilizzata per la sua stabilità dai principianti.

CORTA: è larga 46 cm e lunga 1,8 m.; questo tipo è soprattutto utilizzata da surfisti provetti di caratura internazionale. La peculiarità più significativa è data dalla sua grande manovrabilità, permette, infatti, di eseguire rapide evoluzioni e cambi di direzione.

BODYBOARD: è larga 46 cm e lunga 1,15 m.; appena nata era usata per imparare a surfare, attualmente, invece, con l’utilizzo di nuove tecniche di surfata si svolgono addirittura dei campionati.

Come abbiamo già visto il surfista vi si incolla sopra adagiandosi ventralmente ed indossando un paio di pinne.

A proposito di tavole c’è ancora da sapere che:

Blank: è il materiale schiumoso che costituisce l’interno delle tavole.

Boogieboard: è una tavola corta utilizzata per surfare sdraiati od in ginocchio.

Coperta: è la parte superiore della tavola.

Delaminazione: è il distacco della vetroresina dall’anima della tavola.

Fins: sono le pinne poste nella carena per dare alla tavola maggior direzionalità e stabilità.

Longboard: sono le tavole con una sola pinna.

Truster: sono le tavole con tre pinne.

Fish: è una tavola corta adatta soprattutto ad onde piccole e di poca forza.

Funboard: è una tavola da relax, dicono i surfisti.

Glass: in italiano sta per resinatura.

Gun: è una tavola le cui caratteristiche permettono surfate su onde grandi.

Malibù: è la tavola che prende il nome dalla nota località californiana, considerata negli anni ’60 uno dei migliori spot (luogo) del mondo, dove, a detta di surfisti, c’era, e c’è un’onda destra molto lunga.

Nose: è l’ultima parte della prua.

Outline: è il profilo della tavola.

Over gunned: è la difficoltà di manovra quando si usa una tavola adatta ad onde più grandi.

Pin tail: è la poppa a punta di una tavola utilizzata in presenza di onde grandi.

Quiver: è la dotazione di tavole di diverse forme che un surfista utilizza a seconda delle onde.

Rail: è il bordo della tavola.

Rocker: è la curvatura della tavola lungo la sua asse longitudinale.

Shape: è la forma della tavola.

Short board: è la tavola oggi più comune.

Skim board: è la tavola utilizzata per planare sul velo d’acqua.

Square tail: poppa a forma squadrata.

Stick: è il termine inglese con cui s’indica la tavola.  

Under gunned: tavola troppo corta per il tipo di onde.

 

CHI E’ IL SURFER

Il surfer o surfista è una persona che deve conoscere molto bene le onde del mare per poterle cavalcare e domare con la sua tavola, come deve conoscere bene le onde dell’oceano se le volesse sfidare. Per affrontare questo impegnativo e rischioso sport necessita essere ben preparati atleticamente e possedere buone qualità natatorie, infatti spesso dopo una caduta bisogna riguadagnare la riva, e con il mare dal moto ondoso sostenuto non è un’impresa facile: i suoi riflessi comunque sia devono essere sempre reattivi.

Per affrontare il mare, e cavalcarlo, occorre avere buona conoscenza: le sue onde, spesso, nascondono insidie mortali. Il surfer deve saper rinunciare (anche se a malincuore) a cavalcare onde impossibili, mai sfidare l’impossibile.

 

THE BIG ONE

 “ The Big One “ è l’onda impossible che Carlos Burle, surfista brasiliano, sfidò e vinse il 21 Novembre 2001 a Mavericks in California.

Il giorno di questa sfida estrema era un mercoledì, “ Un mercoledì da leoni “, come quello del cult-film sul mondo del surf.

Lui, Carlos Burle, come tanti appassionati di surf, lo sognava da una vita.

Lui, era lì a Maverics ad attendere “ The Big One “, l’onda del sogno, ma anche della paura e del coraggio allo stesso tempo.

“ The Big One “ non è un’onda come le altre, “ The Big One “ è l’onda.

Mavericks è paradiso e infermo allo stesso tempo. La sua location è nei paraggi  di Half Moon Bay, poco più a sud di San Francisco.

A Mavericks le onde normali hanno un’altezza che varia dai 12 ai 15 metri, ma è anche normale che chi le affronta rischi d’infrangersi contro i taglienti scogli che si trovano alla fine della corsa, con l’aggiunta di qualche squalo in agguato in attesa della prelibata preda: ma questo è l’ultimo pensiero di qualsiasi surfer, l’importante è avere l’adrenalina necessaria per vincere questa furia della natura.

Quel giorno “ The Big One “ si stagliò finalmente maestosa all’orizzonte della line-up, dall’alto dei suoi 31 metri, alta come un palazzo di dieci piani, impreziosita dalle sue migliaia e migliaia di tonnellate di acqua: una vera e propria montagna, sinistra ed affascinante nell’aspetto.

Lui per nulla impaurito l’aspettava, quasi in agguato, ed una volta a portata di mano, anzi di surf, vi salì sulla cima.

Lui finalmente era lì, era sul lip del suo sogno: stava cavalcando The big One dall’alto dei 31 metri, da dove godeva della vista sognata da una vita, meravigliosa ed impossibile.

Solo alla fine quando l’onda si infranse fu sopraffatto ed inghiottito da quelle migliaia e miglia di tonnellate d’acqua. Alla fine, quando tutto ritornò normale, o quasi, Carlos, riemerse dagli abissi come novello Nettuno, sano e salvo.

 

LA QUICK SILVER MEN WHO RIDE MONTAINS CONTEST

Letteralmente “ Gli uomini che cavalcano le montagne “ è una competizione (contest) ad inviti e riservata a soli 22 top surfer, cioè ai più grandi specialisti del mondo.

Il periodo in cui si svolge questo contest è quello invernale, nel periodo Dicembre - Marzo.

Gli invitati sono in preallarme, poiché gli organizzatori diramano la convocazione solo quando le condizioni delle onde sono più favorevoli, cioè quando le onde raggiungono i 15 metri d’altezza.

I surfer convocati hanno 24 ore di tempo per raggiungere Mavericks e cimentarsi nella gara.

La misura delle onde viene presa da dietro, ciò significa che l’onda è ancora più alta se vista frontalmente.

Come abbiamo già detto  Mavericks è costellata di rocce affilatissime, e per raggiungere la riva bisogna conoscerne palmo per palmo i passaggi.

Il problema , invece, degli squali sembra non impressionare più di quel tanto i concorrenti, che reputano questo pericolo al sesto o settimo posto delle difficoltà da superare.  

 

 

 

 

 

29 giugno 2011

Notizia redatta da Massimo Rosa