Massimo Rosa, il paradigma vivente di una vita dedicata allo sport. All´idea stessa di sport, non importa in che campo si giochi. Presidente del Panathlon club di Verona prima, e attuale governatore dell´Area 1 Veneto Trentino Alto Adige, ha deciso di giocare una partita con la storia. Con il suo libro «Sport & protagonisti del XX secolo veronese» racconta cento lunghi anni di passione per lo sport e per la città.
Il testo viene pubblicato con cadenza quindicinale sul portale del Panathlon (www.panathlonarea1.it), prima uscita lo scorso mercoledì. «L´idea, nata nel 1999, era quella di raccontare la storia di Verona sportiva del XX secolo. Nasce quindi per amore verso la mia città, che si apprestava a spegnere le 2000 candeline. Quale omaggio migliore avrei potuto farle?», dice Rosa. ono passati più di 10 anni dall´inizio dei lavori, e già questo dovrebbe bastare a rendere l´idea di quanto complessa e lunga sia stata la realizzazione.
«Scrivere di cento anni di sport non è cosa facile, e nemmeno cosa di tutti i giorni, soprattutto quando sei solo tu, il block notes, la biro e il computer, contrariamente alle grandi firme del giornalismo che hanno fior di redazioni a fare tutto il lavoro di ricerca, di taglia e cuci, di scrivere», spiega Massimo Rosa. «Nel caso del sottoscritto, ti devi dividere in cento personaggi: devi pensare, avere intuito, devi cercare le informazioni, trovare personaggi, intervistare, inseguire, devi leggere, scrivere, tagliare e cucire quello che leggi e scrivi, devi correggere, devi impaginare e poi, finalmente, consegni il manoscritto, prima di fornire il dischetto della tua fatica. E, a quel punto, che Dio te la mandi buona».
Dedicare tanto tempo e tante energie a un progetto simile ripaga non solo a lavoro finito, ma anche durante tutto il lungo cammino. Il presidente Rosa (foto sotto) lo sa molto bene, e pur essendo già un´autorità in campo sportivo, non ha smesso di stupirsi di tutti i piccoli tesori di aneddoti impensabili, curiosità e storie di cui è costellata la storia della città. «Per fare un esempio, sapevate che la vasca dell´Arsenale era una piscina per i militari austriaci?», rivela. «La stessa vasca che ospiterà, nel primo decennio del secolo, le gare di nuoto sui 500 metri, ma anche quella che ha visto le prime gesta pedatorie del grande mancino veronese Mariolino Corso. Alla fine degli anni ´50 e inizio ´60, al suo interno, si svolgevano interminabili partite di pallone, tanto da denominare la vasca “Maracanà”, frequentata anche dai giocatori del Verona, che oltre al calcio giocavano a poker. Alle partite, come sempre accade, partecipavano bravi e brocchi» «Nel catino della vasca», continua con il suo racconto Rosa, «vi era un lato da cui fuoriusciva in continuazione un rivolo d´acqua, che rendeva vischioso il terreno di gioco, dove i più bravi non volevano giocare. Ecco, da quella parte venivano messi quelli “più sfigati”. Tra questi un certo Fabio al quale, per convincerlo, dicevano “te si l´unico che ´l crossa da la destra”». È solo uno dei tantissimi esempi di quello che la Verona sportiva ha tenuto gelosamente nascosto fino ad oggi. «Un´altra bella curiosità è il dissidio tra Istituzione Bentegodi ed Hellas Verona.

La Bentegodi reclama la maggior organizzazione ed avoca a sé il diritto di essere l´unica rappresentanza calcistica della città. L´Hellas risponde picche e lancia una sottoscrizione pubblica per costruire il proprio campo di calcio appena fuori Porta Palio, nell´area denominata “Isola di Rodi”». Come a dire che era proprio destino, già dal nome. Un´opera così vasta ha il pregio di riportare alla memoria gli eventi che hanno reso grande lo sport a Verona, ma anche di rivelare quel mondo sommerso, più piccolo, più silenzioso, che ha permesso allo sport stesso di esistere. «Ci sono stati e ci sono ancora moltissimi piccoli e anonimi protagonisti della quotidianità sportiva che, con il loro spirito di sacrificio, permettono ad altri di divenire “grandi”. Senza di loro non ci sarebbe alcun movimento sportivo», sottolinea Rosa, che nutre per questi comprimari della storia scaligera la stima e l´affetto di chi è addentro a questo mondo e ne conosce ogni aspetto, soprattutto quelli che sfuggono alle luci della ribalta. Anche lui sembra voler prendere posto in questa schiera, quando afferma: «Non ho alcuna presunzione di insegnare niente. Mi limito ad essere un narratore di fatti e personaggi, nella speranza di avere contribuito, nel mio piccolo, a far conoscere a tutti la ricchezza sportiva della nostra bella Verona».
di Francesca Castagna (dal giornale L'Arena del 6 febbraio 2012, pag. 50)