“Tutti avevano sempre giocato con le scarpe bianche. Ed ecco che questi dell'Olimpia si presentano con le scarpe dello stesso colore delle maglie. Tutta Italia non parlò d'altro…”
Arrivano verso la metà degli anni ’50 quelle scarpe. Sono delle Converse rosso fuoco, e a volerle ai piedi dei suoi giocatori della Borletti è Adolfo Bogoncelli, padre fondatore dell’Olimpia Milano, che le acquista direttamente da un college americano. È una rivoluzione perché fino ad allora i giocatori di basket italiani avevano sempre indossato delle Superga di tela. E proprio la Superga, visto il costo proibitivo delle scarpe “americane”, ne produce circa duecento paia ad uso esclusivo dei giocatori della Simmenthal. Ricorda Sandro Gamba: “Le indossiamo sempre, in allenamento e in partita. Ci obbligano, ma ci piace anche. Poi, però, quelle famose duecento paia finiscono e allora ci si ributta sul mercato statunitense. Abbinate a dei calzettoni lunghi fino al ginocchio, come si usavano a quei tempi, con le strisce biancorosse, fanno una gran scena. Siamo la squadra più forte e meglio vestita del campionato”.

L’Olimpia Milano è la società sportiva che più di ogni altra ha portato ai massimi livelli il basket italiano, facendolo conoscere anche al di fuori dei nostri confini. Una società che ha attraversato la storia d’Italia, con gioie e dolori, trionfi e delusioni, ma sempre con il suo inequivocabile stile dato da grandi personaggi quali su tutti Adolfo Bogoncelli e Cesare Rubini.
Bogoncelli, trevigiano di nascita, si appassiona di basket negli anni degli studi universitari a Modena, quando incontra dei ragazzi di Trieste che conoscono questo gioco ma non hanno soldi per mettere su una squadra. Forte dell’appoggio economico della famiglia, nel 1936 decide di inventarsi presidente e finanziatore dell’Olimpia Milano, gettando le basi di quella che diventerà la leggenda delle Scarpette Rosse.
Il 1956 fu un anno decisivo per la storia del basket meneghino. Grazie alle amicizie di Bogoncelli con il proprietario della Simmenthal, la storica azienda alimentare subentra alla Borletti come sponsor, dando vita a un binomio assolutamente vincente, in Italia e in Europa.
In panchina il coach è Cesare Rubini, detto «Il Principe» per la sua eleganza e signorilità, unico italiano ad essere inserito nella Hall Of Fame di due sport diversi (Pallacanestro e Pallanuoto). Il nuovo corso si apre con la vittoria del decimo scudetto, quello della stella. Il quintetto base di quell’anno è: Gianfranco Pieri, Sandro Riminucci, Sandro Gamba, Enrico Pagani, Ron Clark. Grazie anche all’apporto determinante di fuoriclasse come George Bon Salle, Duane Skip Thoren, Arthur Kenney, Massimo Masini, Gabriele Vianello e Pino Brumatti, la Simmenthal negli anni a venire vince altri 9 Scudetti.
Ma, a dispetto dei nomi e dell'importanza, il bello di questa squadra è l'amicizia. Non ci sono differenze, non importa se sei titolare, capitano o panchinaro. Questo è prima di tutto un gruppo di amici, una squadra eccezionale, un gruppo di uomini eccezionali. Oggi, quando si parla di loro, si ricorda il mito Simmenthal, il mito Scarpette Rosse, la prima vittoria europea di una squadra italiana di basket.
Nel 1966 la Simmenthal conquista infatti a Bologna la prima vittoria italiana in campo internazionale, battendo nella finale di Coppa Campioni lo Slavia Praga. La competizione inizia malissimo per i ragazzi di Cesare Rubini e del suo assistente Sandro Gamba, sconfitti nelle prime due partite del girone eliminatorio. Ma Bogoncelli desidera ardentemente quel titolo, e decide di ingaggiare, solo ed esclusivamente per le partite di Coppa di quella stagione, l’americano Bill Bradley. Il fuoriclasse del Missouri aveva vinto la medaglia d’oro alle olimpiadi del 1964 a Tokyo, ed era stato eletto miglior cestista universitario del 1965, ma aveva deciso di posticipare di un anno il suo ingresso tra i professionisti per seguire un corso universitario ad Oxford. Bogoncelli non si lascia sfuggire l’occasione e mette sotto contratto Bradley con un ingaggio di 1000 dollari a partita. Quell’anno la Simmenthal è l’unica squadra italiana ad annoverare tra le sue fila due stranieri. Skip Thoren si rivela decisivo per la conquista dello scudetto mentre Bill Bradley diventa l’eroe di Coppa.

Ricorda Gianfranco Pieri "Abbiamo attraversato tutta Bologna con la Coppa piena di champagne e ce la passavamo per berne un po' a turno. Eravamo pazzi di gioia, visto che eravamo riusciti a raggiungere il massimo traguardo possibile per una squadra di club. Ricordo perfettamente una cosa: tutta Bologna tifava per noi, nonostante la grande rivalità, e questo testimonia come, ai quei tempi, esistevano le grandi contrapposizioni di tifo, ma sul piano sportivo quando giocava una squadra italiana, tutti si tifava in una sola direzione".
A partire dalla stagione 1972-73, stagione in cui rivali storici della Ignis Varese conquisteranno il Grande Slam, la Simmenthal abbandona la sponsorizzazione dell’Olimpia. Cesare Rubini decide che è giunto il momento di lasciare la panchina, dopo aver vinto 10 Scudetti, 1 Coppa dei Campioni, 2 Coppe delle Coppe e 1 Coppa Italia.

Si chiude per sempre un’epoca gloriosa, un’epoca in cui la marca di una famosa carne in scatola era per tutti solo il nome di una squadra di pallacanestro che indossava delle bellissime Scarpette Rosse.