Pillole di storia

La Pallacanestro Varese negli anni d'oro

LA VALANGA GIALLOBLU. UN MITO SENZA TEMPO

Giovanni Borghi e la Ignis. Un binomio diventato leggenda

 

“ Col nome della Ignis o si è primi  o non se ne fa nulla”.

Bastano poche parole per capire chi era Giovanni Borghi, milanese del quartiere Isola ma varesino d’adozione. Padre del mito sportivo della Pallacanestro Ignis Varese, costruì il suo impero a Comerio, dove la sua famiglia aveva trasferito l’attività dopo il bombardamento alleato di Milano. Il “Cumenda” fu uno dei pionieri dell’industria italiana, un imprenditore di successo oltre che un mecenate dello sport. Non c’era disciplina, tra la seconda metà degli anni ’50 e la prima metà degli anni ’70, che non fosse sponsorizzata dalla Ignis.

Borghi capì che lo sport era il miglior veicolo pubblicitario per il marchio della sua azienda di elettrodomestici, e il 29 marzo del 1956 diede vita allo storico binomio con la Pallacanestro Varese, che sponsorizzò fino al 1975, anno della sua morte.

La Pallacanestro Varese ha sempre rappresentato un’icona sociale, storica e culturale per il territorio, fin dai suoi esordi. Con l’arrivo di Borghi i colori sociali diventano gialloblu e la squadra si afferma stabilmente ai vertici del Basket italiano, anche se a primeggiare si alternano Bologna e Milano.

Bisogna aspettare il 1961 per il primo successo. Alla penultima di campionato la Ignis vince a Cantù e conquista il suo primo scudetto. Il 6 dicembre del 1964, anno del secondo scudetto, viene inaugurato a Masnago il Palazzetto dello Sport (oggi PalaWhirpool), progettato dallo Studio Brusa Pasquè e intitolato alla memoria del sindaco di Varese Lino Oldrini. Qui nascerà il mito della Valanga Gialloblù, la squadra che vinse 7 Scudetti, 4 Coppe Europa, 3 Intercontinentali, 1 Coppa Coppe e 4 Coppe Italia.

 

Il sindaco di Varese Lino Oldrini con Giovanni Borghi

 

Il primo successo internazionale fu la conquista della Coppa Intercontinentale, vinta il 6 gennaio del 1966 a Madrid contro i brasiliani del Corinthians. Il 27 novembre dello stesso anno fa il suo esordio contro Milano un giovane pivot di 16 anni, di nome Dino Meneghin. Forse nemmeno lui quel giorno avrebbe potuto immaginare che 37 anni dopo, il 5 settembre del 2003, sarebbe entrato nella Hall of Fame di Springfield, insieme a campioni del calibro di Michael Jordan, Drazen Petrovic e “Magic” Johnson.

Nel 1968 il direttore sportivo Giancarlo Gualco scopre a Città del Messico un’ala dal talento purissimo, il 24enne Manuel Raga Navarro, tiratore eccezionale, che assieme a Meneghin,  e al play Aldo Ossola, formò la spina dorsale di una squadra unica.

 

Manuel Raga abbracciato ad Aldo Ossola, a sinistra, e ad Edoardo Rusconi.

 

La svolta avvenne nel 1969 con l’arrivo sulla panchina di Aleksandar “Aza” Nikolic, il primo tecnico moderno nella storia del basket italiano. Fu lui a introdurre gli allenamenti quotidiani (anche 2 al giorno) e l’uso dei pesi, affiancando ai giocatori un preparatore atletico. Dal punto di vista tattico rivoluzionò il concetto stesso di gioco e costruì le vittorie della Ignis con grande sistematicità e precisione. Nelle quattro stagioni in cui sedette sulla panchina di Varese, il tecnico jugoslavo vinse 3 Scudetti, 3 Coppe Campioni, 2 Intercontinentali e 3 Coppe Italia. Nella stagione ’72-’73, l’ultima di Nikolic con la squadra bosina, arrivò nel roster gialloblu Bob Morse, un’ala americana dai modi gentili e dalla lunga chioma bionda. Eccellente rimbalzista e tiratore formidabile, giocherà con Varese per 9 anni, vincendo 504 delle 645 partite disputate e dominando la classifica marcatori per tre stagioni consecutive, da ’72 al ’75. Nel 2009 il sindaco di Varese Attilio Fontana gli ha riconosciuto la cittadinanza onoraria, ulteriore dimostrazione del meraviglioso legame tra la città ed i suoi eroi del Basket (nel 2010 lo stesso riconoscimento è stato assegnato al messicano Manuel Raga). Nel ’73 la Ignis realizza il primo e unico Grande Slam di una squadra italiana vincendo Scudetto, Coppa Europa, Intercontinentale e Coppa Italia.

 

La formazione della Pallacanestro Varese 1972-73.Da sinistra: Aza Nikolić (allenatore), Meneghin, Morse, Lucarelli, Zanatta, Bisson, Flaborea. Accosciati: Capellini (massaggiatore), Chiarini, Bertolucci, Raga, Polzot, Ossola, Rusconi, Galleani (massaggiatore)

 

 

 

 

 

 

 

L’era Ignis termina 2 anni dopo. Il 25 settembre Giovanni Borghi muore all’età di 65 anni.

La Pallacanestro Varese sopravvivrà al mito della Valanga Gialloblu, continuando a vincere fino ai primi anni ’80 e conoscendo anche anni difficili, che nel ’92 culmineranno con la prima retrocessione in A2. Ma nel 1999 arriverà un altro fantastico trionfo a rinverdire i fasti del passato. I Roosters conquistano il decimo scudetto della storia, quello della tanto agognata stella. Capitano di quella squadra, entrata nella Storia come la Ignis, è Andrea Meneghin, figlio di Dino. Ma questa è un’altra (meravigliosa) storia.

22 dicembre 2011

Notizia redatta da Alessandro Fontana