YURI CHECHI, IL SIGNORE DEGLI ANELLI…E NON SOLO
Stupenda serata quella vissuta martedì 7 giugno u.s. in compagnia di un’atleta di primaria grandezza come Yuri Chechi.
Il suo entusiasmo e carisma hanno coinvolto tutto il pubblico presente. La carica di emotività e la sua spregiudicatezza, tipica di molti toscani, hanno saputo scaldare la serata. Un plauso per quest’incontro va sicuramente ai due presidenti dei Panathlon Club di Adria e Rovigo, Alberto Doni e Anna Paola Nezzo che hanno saputo cogliere nel segno organizzando un incontro molto frizzante e piacevole. La presenza, poi, di Carlo Annese, vicedirettore di GQ nonché grande amico di Chechi (ne ha curato l’autobiografia); hanno contribuito a fornire una volto del campione dai rilievi spesso familiari e, al limite, goliardici.
Si è sottolineato quanto sia stato importante per l’atleta/uomo Chechi una forza di volontà fuori dal comune. Una determinazione che ha sopperito ai due gravi infortuni che lo hanno visto, suo malgrado, spiacevolmente protagonista. Annese, da buon giornalista, ha voluto sottolineare quanto la volontà del campione sia stata un elemento prezioso nella riconquista di un posto all’interno del panorama mondiale della ginnastica. Quanto abbia inciso sulla sua vita post agonistica il bronzo di Atene 2000 dove, nonostante un grave infortunio, ha saputo rialzarsi per affrontare non tanto una gara quanto sé stesso e riaffermare, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che lui c’era.
Lo stesso campione, ai nostri microfoni, ha affermato quanto il fare sport sia importante soprattutto per sé stessi. È ovvio che se arrivano soldi e fama nessuno si tira indietro ma questi non devono essere gli stimoli per cui un ragazzo decida d’iniziare un’attività sportiva. Sono istanti in cui ognuno deve cercare di vincere le proprie sfide, una lotta personale, uno stimolo a migliorarsi. Uno impulso che deve giungere anche da una stampa che dovrebbe essere più vicina a sport poco considerati ma che hanno dato tanto al nostro paese. Questa ha il compito di fornire quella cultura sportiva di cui l’Italia necessita.
Non servirebbe fare paragoni che forse non sono utili, bensì sarebbe più utile parlare di altri sport. Il suo augurio, poi, è per i bambini, tutti quei piccoli atleti che desiderano fare sport. Un augurio affinché possano trovare un modo di divertirsi, di gareggiare e di frequentare un modo che, al di là dei grandi risultati, deve, in primis, essere un momento ludico di sana competizione sportiva.

Trovare una attività sportiva che li appassioni e li aiuti a viverla meglio. Risultati che li incoraggino, comunque, a procedere nel cammino della vita in modo più sereno e gioioso.
Di uguale parere il giornalista Carlo Annese che ha sottolineato come la stampa dovrebbe essere più attenta a sport considerati, a torto, minori. È importante, secondo il nostro interlocutore, parlare di questi sport, metterli sotto i riflettori. La Gazzetta dello Sport, un giornale di cui ha fatto parte per oltre vent’anni, ha sempre ritenuto questi sport fondamentali; ne ha fatto un vanto.

Il quotidiano ha compreso che non si trattava solo di riportare storie di personaggi che stavano dietro a queste attività sportive. Era importante raccontare e spiegare quali fossero i valori sottesi; sport, spesso, poco retribuiti e poco conosciuti. Il compito di chi fa informazione è renderli pubblici per questo sono importanti i connubi che la stampa può realizzare con il contributo di individui quali Yuri Chechi. Si tratta di atleti, sportivi ma soprattutto uomini di sport; testimonial di una modo di vedere l’attività che li rende unici ambasciatori di quel messaggio universale di lealtà che lo sport dovrebbe continuamente propagandare. Disciplina e rispetto dell’avversario (le stesse basi del Fair Play che lo stesso Panathlon pone al centro del proprio messaggio, ndr).
La ginnastica, secondo Annese, (parlando per esperienza personale) è un’attività sportiva molto importante perché permette di misurarsi con sé stessi e fornire enormi soddisfazioni a chi la pratica.
L’importanza che rivestono le serate come quella vissuta è fondamentale. La compagnia dei due personaggi, molto solari e spumeggianti, ha certamente posto una base su cui molti dovrebbero riflettere. Lo sport è bello se fatto in modo sincero e appassionato. La ricetta sembra così banale da risultare quasi ovvia ma forse, molti, hanno perso di vista quelli che sono i fondamenti di un’attività ludico sportiva improntata alla lealtà. Il Panathlon, allora, lancia nuovamente il suo messaggio; un appello di speranza affinché il Fair Play, la lealtà e l’agonismo sportivo siano sempre rivolti al conseguimento di una risultato che ci porti, come diceva il nostro campione, ad un star bene con noi stessi perché solo in questo modo potremo averne benefici.