Hall of fame

Il discobolo

ADOLFO CONSOLINI

Recordman per 17 anni

 

 “Adolfo Consolini è stato uno dei più grandi discoboli della storia, forse il più grande sportivo italiano di tutti i tempi. Oggi che lo sport spettacolo ha ucciso il gusto classico per il gesto perfetto, e con esso si è perso il mito, è difficile spiegare che cosa ciò significhi: per duemilacinquecento anni i discoboli hanno rappresentato gli stilemi della perfezione e della bellezza tanto che se Consolini fosse vissuto nellantica Grecia, ora sarebbe una statua di marmo famosa come quella di Mirone e la gente accorrerebbe a vederne la bellezza come fa per quella del Lancellotti”, così lo descrive in un suo articolo Matteo Lunardini su www.atleticacinisello.it.

 

Adolfo Consolini nasce il 5 gennaio 1917 a Costermano , piccolo paese in provincia di Verona che si affaccia  a terrazza sul lago di Garda. Ieri povera campagna oggi ricca zona turistico-residenziale.

“Dolfo, come lo chiamavano parenti ed amici, è sicuramente entrato nella leggenda dell’atletica italiana con quei suoi ininterrotti 17 anni di record di lancio del disco, tra questi anche tre primati mondiali ed un oro olimpico a Londra nel 1948. Nei trent’anni di carriera disputò qualcosa come 453 gare aggiudicandosene ben 375.

 

Dunque, come abbiamo visto nasce nella bella campagna a ridosso di Garda, figlio neanche a dire  di agricoltori, che lavoravano la terra dall’alba al tramonto, inizia a lavorare in giovanissima età, subito dopo terminato le scuole elementari. La sua vita sarebbe andata avanti così sino alla fine, se un bel giorno del 1937 due inviati dal Partito Nazionale Fascista di Verona non fossero capitati in quel di Costermano alla ricerca di giovani talenti da avviare alla pratica dell’atletica in prossimità dei campionati provinciali.

Arrivato a Verona, i tecnici del Coni, vedendo questo giovane dal fisico possente, lo vogliono avviare alla lotta greco-romana.

Figlio di agricoltori, Adolfo Consolini, detto "Dolfo", iniziò a lavorare subito dopo le scuole elementari, per dare una mano nei campi di proprietà della famiglia. A diciannove anni iniziò a praticare atletica, e l'anno dopo esordì in una gara di lancio del peso. Il suo talento fu subito evidente: i dirigenti della più importante società sportiva Veronese, l'Istituzione Comunale Bentegodi, assunsero persino un bracciante per sostituirlo nell'azienda di famiglia, per permettergli di dedicare più tempo agli allenamenti. Dagli anni cinquanta si sarebbe trasferito a Milano per vestire prima i colori della Pro Patria e poi del Gruppo Sportivo Pirelli che lo assunse dando vita ad una delle prime forme di sponsorizzazione di un atleta..

Nel 1937, anno d'esordio, Consolini vinse subito il titolo nazionale giovanile mentre l' anno successivo partecipò agli europei di Parigi arrivando quinto. Nel 1939 vinse il suo primo titolo italiano assoluto: ne avrebbe vinti ben 15 in oltre vent'anni di carriera, l'ultimo nel 1960.

Adolfo Consolini riuscì a continuare a gareggiare anche durante la Seconda guerra mondiale. Nel 1941 stabilì il suo primo record del mondo con 53,34 m. Purtroppo il conflitto fece saltare ben due edizioni dei Giochi, quella del 1940 e quella del 1944, dove il discobolo italiano avrebbe potuto ottenere grandi risultati.

Nel dopoguerra Consolini ritoccò altre due volte il primato del mondo: prima 54,23 m nel 1946, poi 55,33 m nel 1948.

L'occasione olimpica arrivò finalmente nel 1948 a Londra. Sotto la pioggia Consolini si disputò la vittoria con il connazionale Giuseppe Tosi, che poco tempo prima gli aveva tolto il record italiano (ed europeo). Tosi era in testa dopo il primo turno, ma al secondo lancio Consolini riuscì a superarlo. Con l'aumentare della pioggia sembrava impossibile migliorare le prime misure, ma all'ultimo turno un discobolo statunitense sembrò arrivare oltre i 52 m: qualche attimo di tensione per i due italiani, poi il lancio venne dichiarato nullo. Si realizzò quindi l'unica doppietta italiana nel lancio del disco e dell' atletica italiana alle Olimpiadi: Consolini oro e Tosi argento. Pare però che il successo non fu celebrato con l'Inno di Mameli perché il disco dell'inno era andato smarrito.

Consolini gareggiò anche alle successive Olimpiadi nel 1952. Aveva già 35 anni, a quei tempi un'età ragguardevole per un atleta. Non riuscì a conservare il titolo di campione olimpico, ma ottenne comunque una prestigiosa medaglia d'argento.

Adolfo Consolini (alla guida) e il pugile Duilio Loi, nel 1958, alla presentazione della nuova "Lambretta Li 150".

Sull'onda della fama, l'anno successivo a Consolini venne offerta una parte nel film Cronache di poveri amanti, diretto da Carlo Lizzani, con attori Marcello Mastroianni e Antonella Lualdi. Rimase un'esperienza isolata che non ebbe seguito. In quell'anno Consolini, a Milano dove viveva abitualmente, si sposò con Hanny Cuk, giovane austriaca, da cui ebbe l'unico figlio Sergio.

Nonostante l'età, Consolini, atleta longevo, continuò a fornire prestazioni di altissimo livello. Nel 1954 vinse il suo terzo titolo europeo consecutivo, dopo quelli vinti nel 1946 e nel 1950. Nel 1956, alle soglie dei quarant'anni, partecipò alle Olimpiadi di Melbourne, giungendo sesto in finale. Stesso piazzamento agli europei di due anni dopo a Stoccolma. Nel 1960, a quarantatré anni di età, vinse il suo quindicesimo titolo italiano e partecipò alla sua quarta Olimpiade, che quell'anno si teneva a Roma. Fu nominato Capitano della Nazionale Italiana ed ebbe l'onore di pronunciare il Giuramento degli atleti all'apertura dei Giochi. Nella gara di lancio del disco non riuscì a qualificarsi per la finale.

Poiché il regolamento della Federazione Italiana Atletica Leggera prevedeva la fine dell'attività agonistica a 45 anni, fu costretto a tesserarsi per la Società Atletica Lugano dei fratelli Libotte, per la quale Società continuò a vincere in terra di Svizzera ed in Italia. L'ultima gara vinta da Consolini fu a metà giugno del 1969 all'Arena di Milano, dove sbalordì tutti gli altri giovani atleti partecipanti e lo stesso pubblico e giornalisti. In quell'Arena di Milano, presente in tribuna con il figlio Sergio, assistette con commozione nel 1967 alla caduta del suo ultimo record, quello italiano che durava da 17 anni, ad opera di un giovane suo allievo originario di Schio, quindi altro veneto, Silvano Simeon.

Non abbandonò mai lo sport perché mentre si allenava per prepararsi alle gare, seguiva gli atleti del Gruppo Sportivo Pirelli sui campi della Bicocca a Milano. Fu colpito da un male incurabile verso la fine del 1969, quando era ancora in grado di lanciare il disco oltre 45 metri. Morì il 20 dicembre 1969, a 52 anni, suscitando commozione tra gli sportivi ed appassionati italiani e di tutto il mondo. Riposa nella sua tomba, ideata dal maestro Morsani di Rieti, nel cimitero del paese natale di Costermano, da dove si domina sul lago di Garda. Ogni anno nel mese di dicembre si tiene una commemorazione alla quale continuano a partecipare le rappresentanze di Fidal, Medaglie d'oro e Azzurri d'Italia, Coni, Comune e Provincia di Verona, ex atleti e compagni di vita.

Palmarès [modifica]

Anno

Manifestazione

Sede

Evento

Risultato

Misura

Note

1938

Europei

Parigi

Lancio del disco

48,02

1946

Europei

Oslo

Lancio del disco

53,23

1948

Olimpiadi

Londra

Lancio del disco

52,78

1950

Europei

Bruxelles

Lancio del disco

53,75

1952

Olimpiadi

Helsinki

Lancio del disco

53,78

1954

Europei

Berna

Lancio del disco

53,44

1955

Giochi del Mediterraneo

Barcellona

Lancio del disco

52,81

1956

Olimpiadi

Melbourne

Lancio del disco

52,21

1960

Olimpiadi

Roma

Lancio del disco

17º

52,44

Curiosità [modifica]

Adolfo Consolini regalò il suo oro olimpico ad una bimba di 3 anni, di Monza, Eliana Bianchi Bazzi, i cui genitori erano grandi amici di famiglia. L'oro tra l'altro venne rubato vent'anni dopo da sconosciuti e mai più ritrovato.

 

10 giugno 2011

Notizia redatta da Redazione