Hall of fame

Il suo pugno era dinamite pura

JACK JOHNSON, PRIMO CAMPIONE DEL MONDO NERO

Quando ai “Colored” era proibito combattere contro i bianchi

Arthur Jack Johnson, nato a Galveston (Texas) il 31 marzo 1878 e morto a Raleigh il 10 giugno 1946, è il primo pugile afroamericano a cingere la cintura di campione del mondo battendo il canadese di pelle bianca Tommy Burns.

 

Jack, così amava farsi chiamare, era una massa di muscoli alto 1.87, ed il suo pugno era vera e propria dinamite. A quei tempi, si era a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del ‘900, negli Usa predominava ancora il razzismo più bieco, e sarebbe durato ancora per molti decenni (la sua fine fu decretata negli anni ’60).Il pugilato era ancora cosa di bianchi, tanto vero che Jack fu arrestato nel 1901 nel Texas con la scusa che in quello stato era proibita la boxe professionista, sventura sua lui lo era sin dal 1897. Poiché i pugili di razza bianca mal volentieri incrociavano i loro guantoni con i colored, Jack fu costretto ad emigrare.Uno di questi era l’allora campione degli Usa James J. Jeffrey.Così fu organizzato a Sydney un match tra lui ed il canadese Tommy Burns, nome d’arte di Noah Brusso, soprannominato "The Little Giant of Hanover" (Hanover in Canada). Era il 26 dicembre 1908.Il bianco metteva in palio il titolo di campione del mondo.

 

Il titolo, neanche a dire,fu vinto da Johnson.  Ma  venne ufficializzato che nel 1910.  In quello stesso anno incontrò finalmente il pugile che aveva rifiutato di battersi con lui: James J Jeffrey (vedi filmato), battendolo per KO, spedendolo addirittura oltre le corde del ring. Johnson comunque dopo il match vittorioso di Sydney batté una serie di bianchi statunitensi, accrescendo ulteriormente la sua popolarità tra i black e l’astio tra i bianchi. Ci mancava poi il matrimonio con una bianca, così nel 1912 fu arrestato per avere trasportato sulla sua automobile sua moglie, una donna bianca. Johnson fuggì in Europa dove rimase in esilio sino al 1915.

 

Finalmente a Cuba, proprio in quell’anno, perse il titolo, che venne conquistato dal peso massimo bianco Jess Willard. Ritornato in patria fu incarcerato, dove soggiornò per un anno, divenendo direttore sportivo all’interno dell’istituto di pena. Uscito, combatté ancora occasionalmente, esibendosi anche in spettacoli Vaudeville (forme popolari di spettacolo con nani, donne cannone, illusionisti, mangiafuoco, cowboy, etc.). Lo stato del Texas arrivò anche a vietare i filmati dei suoi incontri vittoriosi contro pugili bianchi per timore di tumulti. Aprì ad Harlem un night club, il Club Deluxe, divenuto poi famoso con il nome di “Cotton Club”, dalla cui storia fu realizzato un famoso film. Sposò tre donne bianche e non ebbe figli. Morì nel 1946 in un incidente automobilistico.

 

Nel 1970 il famoso musicista Miles Davis gli dedicò: “A tribute to Jack Johnson”. Nell’ultima traccia del disco l’attore Brock Peters, impersonando Johnson, dice: «I'm Jack Johnson. Heavyweight champion of the world. I'm black. They never let me forget it. I'm black all right! I'll never let them forget it!» ("Io sono Jack Johnson. Campione del mondo dei pesi massimi. Sono nero. Non mi hanno mai permesso di dimenticarlo. In ogni caso io sono nero! E non permetterò mai che lo dimentichino!").

Oggi il suo nome è nella Hall of Fames.

 

Il suo Palmarés

Incontri disputati: 102

Vinti : 71, per KO 40

Persi: 13, per KO 7

Pareggiati: 16

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BOXING HALL OF FAME

Nei recenti anni ’80 gli abitanti di Canastota, piccolo villaggio di 4.425 anime presso New York, pensarono di dovere dedicare due statue a due loro concittadini, benemeriti campioni di boxe, che, con le loro gesta, avevano onorato l’appartenenza a questo remoto e sconosciuto angolo del Paese.

Così sulle ali dell’entusiasmo alle statue dei due compaesani diedero vita alla BOXING HALL OF FAME, senza immaginare che quella sarebbe divenuta la “Casa” della boxe mondiale, dove far transitare la storia

della Noble Art, una galleria tra passato e presente in cui i campioni che hanno fatto grande questo sport trovassero albergo.

Così chi ama la boxe e volesse visitare questo museo, dove è ospitato anche il calco della mano di Primo Carnera, oltre ai vari cimeli di Nino Benvenuti  e Duilio Loi, unici campioni italiani ad avere l’onore di essere ricordati, potrà trovare i cimeli, filmati, libri, più disparati dei campioni che hanno fatto la storia della boxe mondiale.

Per chi vi si volesse recare: International Boxing Hall of Fame – 1 Hall of Fame Drive – Canatosta N.Y. 13032

08 febbraio 2011

Notizia redatta da Massimo Rosa