Sono ormai anni che testate giornalistiche, programmi sportivi e quant’altro si pongono questa domanda. Una volta per tutte, cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Se la stessa domanda fosse stata posta nel periodo che precedeva la vittoria mondiale targata Marcello Lippi nell’ormai lontano 2006, nessuno avrebbe avuto dei dubbi. Il campionato italiano era sicuramente il torneo con maggiore appeal a livello mondiale. Ognuna delle squadre di vertice poteva contare su una vasta schiera di campioni affermati a livello mondiale. Dalla Juventus, passata dai fasti del periodo Platini alle magie di Roberto Baggio (foto sotto insieme a Ronaldo) fino ad arrivare all’estro di Alessandro Del Piero, al Milan che da vincente colonia olandese si trasforma in eccellente scuola di samba, passando poi per l’altra sponda del naviglio, che tra varie difficoltà ha potuto comunque vantare un numero nove del livello di Ronaldo, fino ad arrivare a Roma e Lazio, tornate sul tetto d’Italia sotto la guida di tecnici del calibro di Fabio Capello e Sven Goran Eriksson.

Era il periodo in cui il campionato italiano veniva visto come punto di arrivo per chiunque avesse velleità di affermarsi a livello internazionale. Tutto questo avveniva prima di quella tormentata estate del 2006. Quell’anno ha rappresentato un punto di svolta per tutto il movimento calcistico italiano, ed è iniziata quella che si può definire, la fuga dei campioni. Prima di analizzare il livello di “bellezza” attuale della nostra serie A rispetto agli altri tornei, bisogna fare una dovuta precisazione , cioè capire cosa rispecchia l’aggettivo “bello”. Qualsiasi cosa definita bella è per forza di cose influenzata dalla soggettività, il che renderebbe inutile qualsiasi analisi. Evitando lunghissime digressioni su ogni significato, si può cercare di limitare il tutto a due semplici modi di pensare.
Se il sinonimo adatto di “bello” è “spettacolare” allora viene a cadere qualsiasi dubbio; con ogni certezza non rientreremmo neanche nei primi tre posti. Invece, se si intende come “appassionante”, allora bisogna effettuare una precisa analisi. Si può iniziare guardando le classifiche dei vari tornei e delle singole giornate che li compongono. Iniziando dalla Liga spagnola ci accorgiamo di quanto quel torneo possa essere riassunto come una semplice cornice all’eterna lotta tra blancos e blaugrana, tra Real Madrid e Barcellona. I risultati tennistici che contraddistinguono quel campionato sembrano soltanto delle amichevoli volte a far arrivare le due contendenti il più in forma possibile al cosiddetto “Clàsico”. Tralasciando completamente campionato francese, obiettivamente di basso livello tecnico-tattico, e Bundesliga, ormai storicamente dominata dal Bayern Monaco e soltanto intervallata da sporadiche vittorie della cenerentola di turno, andiamo ad analizzare ciò che accade oltremanica. Di fatto il campionato inglese è forse quello che più si avvicina agli ormai lontani tempi delle sette sorelle italiane. La differenza sostanziale sta nell’abisso tra le squadre di vertice e il resto delle compagini. Raramente si vedrà squadre della caratura del Manchester City, dello United o del Chelsea perdere punti con squadre di medio-basso livello. Situazione che porta comunque il discorso relativo alla vittoria finale ad essere circoscritto agli scontri diretti. Tutto questo ci riporta alla nostra serie A. Uno dei motivi per cui è obiettivamente e storicamente il campionato più avvincente di tutti è appunto questo, la Juventus prima in classifica può tranquillamente impattare in casa con una compagine rispettabile ma modesta come il Siena, così come il Milan scudettato dello scorso anno può trovarsi sconfitta al termine di un match contro il Cesena. A questo punto potrebbe essere fatta un’obiezione, o meglio, si potrebbe far notare che il livello delle squadre di vertice italiane si è notevolmente abbassato rispetto a quello degli altri top-club europei. Cosa verissima ma si può comunque notare come in Italia avvenimenti di questo tipo accadevano anche in tempi in cui le italiane erano tra le contendenti più accreditate alle vittorie in ambito europeo. Tutti noi ricordiamo i famosissimi campionati del 2000 e del 2002 che videro rispettivamente Lazio e Juventus recuperare nove e sei punti alla Juventus e all’Inter.
Analizzando con precisione quei campionati si vede come le squadre di testa abbiano perso punti con squadre come Verona (foto sopra la formazione campione d'Italia nel 1985), Chievo e Perugia. Riassumendo il tutto, possiamo quindi tranquillamente affermare che la difficoltà e, soprattutto, la suspense del campionato italiano lo rendono di diritto il campionato più avvincente del mondo. Come si è detto precedentemente qualcuno potrebbe non essere d’accordo e preferire la spettacolarità alla solidità tattica e , soprattutto, difensiva made in Italy. Ma il calcio è un gioco, e in quanto gioco è fatto di tattiche e schemi, e se in giro per l’Europa vengono prelevati i migliori tecnici italiani, vorrà dire che le capacità degli stessi sono superiori a quelle dei loro colleghi. Ma se proprio i detrattori del nostro torneo e del nostro stile non vogliono convincersi, poco male, per tutti noi questo gioco sarà bello quando fino agli ultimi novanta minuti di gioco il finale rimarrà incerto, e in Italia questo avviene sempre. (Fabio Schettini/ass)