L’EDITORIALE
La scorsa settimana nell’Editoriale avevo parlato del mio dubbio sulle Olimpiadi di Roma 2020, dubbi, se non certezze, a proposito delle cordate politico - finanziario - immobiliariste romane circa la ripartizione dei succulenti affari da spartirsi nella costruzione e/o rifacimento degli impianti sportivi capitolini. Ebbene, neanche farlo apposta, l’Espresso di qualche giorno dopo evidenziava i dubbi da me manifestati, dandoci un’immagine dello scenario capitolino pronto alla grande abbuffata con nomi e cognomi. Ma questo delle cordate affariste non è sicuramente una prerogativa solo italiana, perché in tutti i Paesi del mondo dove si fiutano schei (soldi) i caimani sono in agguato pronti ad azzannare la preda, sic et simpliciter.
Il governo Monti ha detto niet perché in questo momento prendere degli impegni da qui ad otto anni è fuori luogo, ben sapendo, come già è stato detto, che se la base di partenza è simbolicamente 1 Euro quella di arrivo è una grande incognita.
Un rischio, dunque, con la crisi che c’è da non prendere in considerazione.
Tanto per fare qualche cifra: per promuovere la candidatura, l’Italia avrebbe dovuto anticipare qualcosa come 42 milioni di euro ai soliti noti. Altro esempio: dei 42 impianti necessari allo svolgimento dei Giochi il Comitato ne da 33 come già esistenti. Bene vien da dire, ma … a Tor Vergata, in cui sarebbe sorta la Città dello sport, progettata dalla star internazionale degli architetti Santiago Calatrava (quello del ponte di Venezia), ospitando le gare di pallacanestro e pallavolo, gli impianti che vengono dati come già costruiti in realtà ne è esistente uno solo, ed è già decadente.
Ma quello che salta all’occhio, sempre leggendo l’Espresso, è che a Tor Vergata tutto è in stato di abbandono. Il costo di queste strutture sarebbe costato 136 milioni e 320 mila euro, allo stato attuale ne ha già divorati 256.
E se il buon giorno si vede dal mattino, vi lascio immaginare.
Dei buchi finanziari di un evento olimpico ne è garante lo stato ospitante, in questo caso quello italiano, ecco perché, vista la grande crisi ed i sacrifici a cui sono sottoposti gli italiani, il governo Monti ha detto Niet. Si può dargli torto ?
Certo come sportivi la cosa dispiace, poiché un evento olimpico è un momento irripetibile che atleti e gente comune attendono impazientemente di quattro anni in quattro anni, ma di fronte ad un quadro così desolante e con molte incognite è meglio guardarle in Tv che, con un semplice ed abbordabile abbonamento a mamma Rai, ci regalano momenti di gloria sportiva senza sortir dalle tasche neanche un scheo, quello che lo Stato ci avrebbe richiesto se le Olimpiadi le avesse fatte.